Dolce, profumato e intrigante. Il presnitz è il dolce della tradizione triestina. Lo si mangia nel periodo delle feste, in famiglia, quando hai il tempo di dedicarti alla ricetta della nonna. Questo dolce vuole ingredienti semplici e una lunga preparazione: il vero presnitz richiede infatti tempo e dedizione.

Frutta secca e forma acciambellata

Come ogni dolce tradizionale che si rispetti ne esistono di mille tipi e varianti, tutti però hanno una determinata caratteristica: la forma acciambellata nasconde aromi e profumi che si sprigionano al taglio grazie al ripieno – rigorosamente umido – di frutta secca.

La ricetta più diffusa è confezionata con la pasta sfoglia ma si può utilizzare anche la pasta frolla e la pasta per strucolo.  Oggi quello fatto in casa spesso viene confezionato con pasta già preparata ma diciamoci la verità: la differenza si sente ed è per questo che è più probabile che i triestini stessi lo acquistino in pasticceria, per rendere onore ad un dolce così speciale.

Sissi o Carolina Augusta?

Come ogni dolce tipico le origini del presnitz sono dibattute. La versione più romantica è legata alla Trieste asburgica e ad un concorso di pasticceria. Sembra infatti che il termine Presnitz derivi dal titolo Preis Prinzessin  -Premio Principessa- che poi i triestini nell’uso comune hanno accorciato con una parola decisamente più orecchiabile. Ma in onore di chi venne indetto il premio che portò il nostro dolce rotolo alla gloria?

Due sono le dame che se lo contendono:

  • Carolina Augusta, moglie di Francesco I d’Austria che venne in visita della città assieme all’imperatore nel 1832
  • l’immancabile Sissi, Elisabetta di Baviera, che a grazie ad una sua visita a metà del XIX secolo vide una Trieste animata da concorsi di artigianato e gastronomia in suo onore

La forma attorcigliata del presnitz dovrebbe simboleggiare un invito rivolto alla “principessa” che veniva accostato al dolce: “se giri il mondo torna qui”.

Chi ricerca un approccio più scientifico sarà accontentato da una lettura delle origini meno pomposa: il termine presnitz può trovare origine  nel termine slavo presnec, diminutivo usato per i pani non lievitati.

Quale che sia la sua origine il presnitz è un dolce da gustare e può essere un’ottima idea anche come souvenir.

Dorfles, Svevo, un presnitz e il kitsch

Abbiamo chiesto qualche chicca sul presnitz al nostro Maurizio Stagni che come sempre ci ha fatto scoprire storie poco conosciute della nostra città e dei suoi abitanti. Un giovanissimo Gillo Dorfles iniziò ad utilizzare la parola kitsch e ad introdurla nella lingua italiana molto prima dell’Antologia del Cattivo Gusto del 1968.

Dorfles frequentava casa Veneziani, cioè casa di Italo Svevo e “salotto buono“ di Trieste. Divenne molto amico dello scrittore ma non ebbe una buona impressione sull’estetica della casa. Quando descrisse Casa Veneziani richiamò mobili cupi e scuri, parlò di una vetrata di cattivo gusto e menzionò un dolce di forma non bella, bruciacchiato e bucherellato, una spirale indefinita decisamente “kitsch” che peraltro risultava molto buono, il presnitz appunto.

Dove acquistarlo

In realtà, essendo un dolce dalle mille varianti, il presnitz può accontentare tutti e nessuno perché ogni pasticceria segue la sua ricetta. È un dolce che parte da una tradizione povera ma il cui ripieno venne arricchito mano a mano nelle case borghesi che vi aggiungevano ingredienti che provenivano anche dall’estero grazie al porto e al suo commercio: elementi esotici come cacao e frutta candita o elementi più costosi come biscotti e miele.

A Trieste quindi in quasi tutti le pasticcerie non si resterà delusi, qui una carrellata delle più conosciute, giusto per andare sul sicuro:

  • Pirona – Largo della Barriera Vecchia, 12
  • Viezzoli – Via della Cassa di Risparmio, 7
  • Sircelli – Via Giacinto Gallina, 2
  • Eppinger – Via Dante Alighieri, 2
  • Penso – Via Armando Diaz, 11
  • La Bomboniera – Via Trenta Ottobre, 3
  • Giorgi – Via Giosuè Carducci, 14
  • Cadenaro – Via Pierluigi da Palestrina, 4
  • Jerian – Via di Cavana, 10
  • Travan – Via S. Nicolò, 18

Chiudiamo con un piccolo suggerimento: molte pasticcerie propongono il trancio del presnitz tra le sue pastine, potrebbe quindi essere un’idea progettare un itinerario gastronomico, meglio se nel corso di una giornata a piedi alla scoperta di Trieste e con un pranzo molto leggero!